Dopo il tempo della prova, ecco il riposo. Dopo il tempo del combattimento, ecco la vittoria. Dopo il tempo delle lacrime, ecco il tempo della gioia! È il tempo in cui cantare a voce piena, ogni giorno, ad ogni istante: “Alleluia”! Alleluia, perché Lui mi ha amato e ha dato la sua vita per me (cfr. Gal 2,20)! Alleluia, perché le mie ferite, nelle sue, diventano fonte di luce e non più di angoscia! Alleluia, perché eterna è la sua misericordia! Che ha cancellato ogni mio peccato, gettandolo nella fornace ardente del suo immenso Amore! Alleluia, perché la morte si è trasformata in porta spalancata verso il Cielo!

Dopo il dramma del Venerdì, il silenzio del Sabato Santo. Vissuto con Maria. In un clima di attesa trepida. Con Gesù siamo scesi negli abissi della Terra. E abbiamo ascoltato la sua voce, dolce e potente, che annunciava al primo Adamo: “Svegliati, tu che dormi! Non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effigie, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui!” (Antica Omelia sul Sabato Santo). E abbiamo respirato il profumo della novità. Della vita nuova che fiorirà dal quel sepolcro sbarrato.


Poi, nella notte, una luce. Un fuoco. Un cero. Che entra trionfalmente in una chiesa avvolta dalle tenebre. Lentamente, tante fiammelle si accendono. E nell’oscurità, rischiarata da quelle flebili luci, risuona forte l’annuncio pasquale, con il Preconio. Poi è il tempo dell’ascolto: la voce della Promessa, le pagine dell’Antico Testamento, alternate ai Salmi. Le sette Letture, le quattro notti della storia della salvezza. Un progressivo crescere della luce. Fino all’esplosione del Gloria, con la voce del Nuovo Testamento: la Lettera di Paolo: “Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6,9). E poi la pienezza della gioia. Il canto prolungato dell’Alleluia. E l’annuncio di quella tomba vuota: “Non è qui. È risorto!” (Mt 28,6). L’evento più rivoluzionario di tutta la storia.





Tanti i fedeli che si sono radunati nella Cittadella dell’Immacolata, per vivere il cuore della fede cristiana attraverso il cuore di Maria. Colei che più di ogni altro ha condiviso il mistero di morte e di resurrezione del suo Figlio. E dopo la solenne Veglia, un momento di agape fraterna. Per scambiarci di cuore la bella notizia: “Cristo è risorto, è veramente risorto!”.



Una splendida giornata di sole, di piena primavera, ha reso ancora più dolce il giorno di Pasqua. In cui abbiamo continuato a cantare, in un crescendo di gratitudine e di gioia, l’Alleluia. Nell’omelia p. Francesco ci ha ricordato: «Il Risorto non si incontra soltanto nei momenti sacri, come nella solenne liturgia, ma nella quotidianità. L’angelo invia i discepoli in Galilea (cfr. Mt 28,10), cioè il luogo della loro famiglia, del loro lavoro. Vai anche tu nella tua Galilea, nella tua quotidianità. Fai con amore tutto quello che devi fare durante la giornata, e proprio là incontrerai il Risorto!».

E nella Messa della sera, commentando lo splendido episodio dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-53), ha osservato: «I due discepoli hanno Gesù accanto ma non riescono a vederlo. Quante volte anche noi ci lasciamo prendere dalla tristezza, e non riusciamo a cogliere i segni della presenza di Gesù nella nostra storia. Proprio quando pensiamo che tutto sia finito, Lui ci sorprende con la risurrezione. E ci dice: “In questo tuo dolore, io sta già preparando qualcosa di grande per te, per la tua salvezza!”. Quando tu pensi che tutto sia finito, il Signore interviene. E da quella notte fa sorgere un'alba nuova».




E i Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata fanno Pasqua anche nella gioia della comunione fraterna! È bello sentirsi una comunità di risorti, rinnovati dall’Amore di un Dio che muore e risorge per ognuno di noi. E per la chiesa sua Sposa, di cui la nostra Fraternità è una particella.





Nel cuore dell’Ottava di Pasqua, giovedì 9 aprile, un’altra grande gioia. La celebrazione del 70° compleanno del nostro Custode, p. Santo Donato. Attorno a lui ci siamo stretti, colmi di gratitudine al Signore per la sua vita interamente donata. E per lui abbiamo chiesto ogni grazia e ogni bene. Perché continui a guidare la nostra comunità secondo il carisma ricevuto. Realizzando tutti i progetti che l’Immacolata ha messo nel suo, nel nostro cuore. «La mia vita è stata tutta un miracolo», ha ripetuto più volte, ripercorrendo le varie tappe della sua ricca esistenza.




E nell’omelia ci ha aiutati ad entrare nel mistero pasquale in compagnia di Maria: «Maria ha vissuto tre notti amare, spiritualmente unita alla Passione del suo Figlio. Nella notte del giovedì Santo ha sperimentato il silenzio di Dio. Non c’erano più gli occhi del Figlio che la consolavano, non sentiva più la presenza del Padre. Nella notte del Venerdì Santo, ormai priva del suo Figlio, ha subito la tentazione del demonio. Che le diceva: “Dio non ti ama! Non è vero che sei piena di grazia! Guarda come sei ridotta!”. Ma Lei si è ricordata le parole di Gesù: “Il terzo giorno risorgerò!”. In quella notte la Vergine Santa ha esercitato come non mai la sua fede. Ed è diventata Madre della resurrezione e Madre del Risorto!».

Dopo una settimana di letizia pasquale, la pienezza. Con la Seconda Domenica di Pasqua, culmine dell’Ottava. In cui si celebra la Festa della Divina Misericordia, frutto delle rivelazioni di Gesù a s. Faustina Kowalska. Un evento centrale per la spiritualità della Cittadella. Un giorno benedetto in cui tantissimi amici si raccolgono ai piedi della grande immagine di Gesù Misericordioso, nella cappella esterna, per lasciarsi rigenerare dal suo amore. Sin dal mattino la Cittadella ha risuonato di canti di lode. Con il Roveto Ardente animato dagli amici del Rinnovamento nello Spirito di Bagnara Calabra. Abbiamo adorato Gesù nel Santissimo Sacramento esaltando la sua infinita Misericordia. E la fonte della Misericordia è rimasta aperta per tutta la giornata. Grazie alla presenza dei Fratelli sacerdoti, che hanno amministrato senza sosta il Sacramento della Riconciliazione.




Dopo il pranzo, condiviso in allegria nell’area pic-nic, tutti puntuali per l’Ora della Misericordia. Ancora davanti a Gesù-Eucarestia. Con la Coroncina e l’Adorazione, animata da brani del Diario di s. Faustina, abbiamo invocato la pioggia della Divina Misericordia sul mondo intero. Specialmente in questi momenti così delicati di tensione internazionale. A coronare la giornata, la s. Messa solenne, presieduta da p. Santo Donato. E animata dai Fratelli e le Sorelle insieme ai nostri amici musicisti. Nell’omelia, p. Antonio ha magistralmente armonizzato l’incontro tra Tommaso e il Risorto (Gv 20, 19-31) con la spiritualità della Divina Misericordia. Cristo appare a Tommaso con le ferite aperte. Ferite da cui «non passa più il sangue, ma la luce. Restano però aperte, queste ferite». E allora che cos’è la Misericordia di Dio? «Sono le ferite di Dio che incontrano le ferite dell'uomo. Quello che si mostra a Tommaso è un Dio ferito! Ferito per amore, dall'amore, nell'amore per me e per te, per l'uomo!».





Ed è ai piedi della Madre della Misericordia che i fedeli hanno voluto chiudere in bellezza questa giornata. Lei, la sola che può guidarci fino al Cuore Misericordioso del Salvatore. Per rendere ciascuno di noi strumento e canale di misericordia tra i fratelli. Tra i numerosi fedeli venuti a vivere la gioia pasquale nella Casa di Maria, la Terza Comunità Neocatecumenale della Parrocchia del Rosario (Villa S. Giovanni) e il Gruppo del Rosario di Reggio Calabria. Un altro lieto evento: Salvatore e Caterina scelgono di celebrare i 50 anni di matrimonio all’ombra del Risorto, in compagnia della Mamma Immacolata. Ancora una volta la Cittadella si apre alla gioiosa accoglienza dei fratelli, per condividerne la fatica e la gioia.



Eterna è la sua Misericordia! (cfr. Sal 135). Questo il canto che ripeteremo eternamente in Paradiso, in un crescendo senza fine di gioia e gratitudine. Questo il canto che vogliamo iniziare a cantare già qui, tra le alterne vicende del nostro pellegrinaggio terreno. Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Perché sappiamo che, qualunque cosa accada, possiamo contare su un Amore sempre fedele. L’unico che non ci tradirà mai. Quello di un Dio che per noi è nato, per noi ha vissuto, per noi ha sofferto, per noi è morto. E per noi è risorto. In Lui tutto ha un senso. In Lui tutto fiorisce. In Lui, tutto rinasce. Alleluia!


