Da sempre il deserto porta in sé il fascino del mistero. Scrive Antoine De Saint-Exupèry: “Il deserto è bello. Non si vede nulla, non si sente nulla. E tuttavia qualcosa si irradia nel silenzio”. C’è il deserto come luogo geografico. Ma c’è anche il deserto dell’anima. Ogni essere umano prima o poi nel corso della sua vita lo attraversa. Se apparentemente il deserto fisico e spirituale è privo di vita, è luogo arido, in realtà nasconde una potenza vitale.


Nella prima domenica di Quaresima abbiamo visto Gesù che spinto dallo Spirito Santo si ritira nel deserto, dove rimane quaranta giorni. L’invito a seguire Gesù nel deserto è rivolto a tutti. Proprio in questo tempo forte liturgico, la Chiesa ci invita ad assumere l’atteggiamento di Gesù nei deserti dei nostri percorsi di vita. Gesù di fronte alle tentazioni ha tenuto lo sguardo fisso sul Padre. Mostrandoci che il deserto diviene luogo di opportunità. Per scoprire che Dio è più grande delle nostre paure e dei nostri fantasmi. Come ci ha ricordato p. Francesco nel corso della celebrazione eucaristica, “il deserto rappresenta il silenzio che dobbiamo fare nella nostra vita. Nel deserto cadono tutte le maschere. È il luogo che rivela tutte le nostre fragilità”. Al termine della Messa, la novità dello Spirito che soffia sempre per far fiorire cose belle e nuove: i “Poveri di Maria”, gruppo di preghiera già avviato nella diocesi di Oppido-Palmi. Che d’ora in poi condividerà il suo cammino con la Cittadella dell’Immacolata.



Siamo chiamati a vivere nella gioia un cammino cristiano autentico. Che ci porta pian piano a scoprire la presenza viva di Dio anche nelle nostre povertà. Un detto dei Padri del deserto racconta di un monaco che è tentato. E allora pensa tra sé e sé: “Oggi me ne vado dal convento!”. Si allaccia i sandali e vede che dietro di lui un'altra ombra si allaccia i sandali anche lui. Allora si sposta, allaccia l’altro sandalo e poi vede nell'ombra che un altro allaccia il sandalo. Allora si alza e chiede: “Chi sei?”. E la risposta che sente è: “Sono la tua tentazione, vengo con te!”. Così avviene nella nostra vita quanto cerchiamo di fuggire dal disagio di chi siamo realmente.

E allora, piuttosto che fuggire o evitare ciò che rivela realmente chi siamo, rientriamo in noi stessi. Il deserto diviene allora luogo ideale per un distacco netto da tutto ciò che potrebbe distogliere dall’introspezione: è il luogo del silenzio e della verifica personale. È nella verità di te stesso che incontri Colui che ti ama semplicemente per quello che sei! E quando la tua mente ti ricorda ciò che non funziona nella tua vita, alza lo sguardo a Gesù. A Colui che ci insegna a vincere. “Il demonio stravolge la verità”, ci ha ricordato p. Santo Donato, Custode Generale dei Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata. Con quali armi combatterlo? “Attraverso la preghiera, l’umiltà e la devozione alla Madonna. Se ci rivolgiamo a Dio e ci riempiamo di Dio, vinciamo la tentazione, ne usciamo più forti. Come i santi”.


“Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Osea 2, 16). Non si va nel deserto solo per lasciare il chiasso, le preoccupazioni del mondo. O per mettersi in contatto con il proprio io profondo, come in tante forme di meditazione non cristiane. Ma si va soprattutto per trovare qualcosa, anzi Qualcuno. Il credente scende nell’aridità del proprio cuore per rinnovare il suo contatto con Dio. Perché sa che nell’interiorità della coscienza abita la Verità.



Ecco che la Cittadella dell’Immacolata accoglie i tanti pellegrini che scelgono di venire a ritirarsi. Per crescere e fortificarsi in una vita nello spirito. Domenica a trascorrere una giornata intensa di preghiera il gruppo degli operatori pastorali e la corale della parrocchia San Nicola di Zungri, accompagnati dal parroco Don Giuseppe Larosa. Nel pomeriggio precede la celebrazione eucaristica la funzione della grande Via Crucis, lungo il percorso esterno della Cittadella. Per meditare il cammino di un Dio che per amore della sua creatura arriva a donare la sua stessa vita.




Mercoledì si è riunito anche il gruppo del Rinnovamento nello Spirito Santo di Porelli (Bagnara Calabra) guidato da p. Gaetano Lombardo. Per dar lode a Dio per questo tempo di grazia. Per invocare lo Spirito Santo e chiedergli di guidarci verso il frutto della meditazione del Mistero Pasquale: far morire l’uomo vecchio e far nascere il nuovo che vive secondo Dio (cfr. Ef 4,20-24).




Sì, perché la Quaresima non è un tempo di tristezza e di ripiegamento sul nostro peccato. Ma è il tempo della gioia. Della rinascita interiore. Con gli occhi del cuore rivolti verso il cielo. Proprio come ci ricorda il giovane s. Carlo Acutis: “La tristezza è lo sguardo rivolto verso sè stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto. Basta un semplice movimento degli occhi”.




Un messaggio che continua a raggiungere tanti altri cuori. Grazie alla “peregrinatio” delle sue reliquie. Accompagnata da liturgia, predicazione, catechesi. Numerosissimi i fedeli presenti a s. Caterina (RC), dove ci ha accolti con gioia don Francesco Velonà. Festosa anche l’accoglienza di don Vincenzo Pace nella parrocchia “S. Maria Regina della Pace” a San Leo di Pellaro (RC). Palloncini e fuochi d’artificio a Cosoleto e Sitizano, nella diocesi di Oppido-Palmi, dove abbiamo raggiunto don Giuseppe Mangano rispettivamente nelle parrocchie Santa Maria delle Grazie e Santa Domenica. E ancora, nella stessa diocesi, la piccola ma accogliente comunità montana di s. Cristina d’Aspromonte, guidata da don Giuseppe Saccà.



Ma accanto alla missione, la contemplazione. Perché nessuno può dare ciò che non ha maturato in un tempo prolungato di silenzio, a tu per tu con Dio. E allora si parte per “stare con Lui”. La meta è un deserto a pochi chilometri dalla Cittadella: La Casa del Padre, fondata da p. Lorenzo Di Bruno.



Un’opera ora continuata da p. Luigi Scordamaglia e da tanti laici pieni di entusiasmo, formati alla scuola del fondatore. I Lettori della Cittadella, accompagnati da p. Francesco e alcuni Fratelli e Sorelle, vivono un’intensa giornata di spiritualità, tra Messa e formazione liturgica. Ma anche tanta allegria, in uno spirito di autentica fraternità. e per concludere, una visita a Tropea, per venerare le spoglie del beato Francesco Mottola.



Continuiamo a vivere questo tempo accompagnai dalla preghiera di San Charles de Foucauld. Che proprio nel silenzio del deserto, sia fisico che interiore, ha trovato l’intimità nel suo rapporto con Cristo: “Padre mio, mi abbandono a Te, fa' di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa tu faccia di me, ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature: non desidero nient'altro, mio Dio. Rimetto l'anima mia nelle tue mani, te la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perché ti amo. E’ per me un'esigenza di amore il donarmi a Te, l'affidarmi alle tue mani senza misura, con infinita fiducia, perché Tu sei mio Padre!”.



