Una voce dolce e gentile. Una luce sfolgorante che però non abbaglia. Una sorgente d’acqua limpida e fresca. Un incontro fatto di sguardi, sorrisi, lacrime. Di questi umili segni è intessuta la storia di Lourdes. Storia d’amore tra una Madre e una figlia. Storia di complicità e amicizia. Storia di promesse e di fiducia. Storia di tenerezza che si estende a un intero popolo. E allora, col tempo, uno, due, mille malati che sfilano davanti a quella grotta. Una, due, mille candele che si accendono, segno di preghiera e speranza. Uno, due, mille cuori, conquistati dal fascino irresistibile della Vergine. Il fascino tutto evangelico dell’umiltà.

“Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14). È l’esortazione di Gesù rivolta a ciascuno di noi nella V domenica del tempo ordinario. Ogni cristiano è invitato, alla luce della Parola, a ritrovare la propria identità. Un’identità che il mondo oggi spesso vuole offuscare, gettandoci nella confusione. Il cristiano è colui che vive il proprio essere nella pienezza. Nella verità di chi veramente è: un figlio amato da Dio! “Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm 8,16).

P. Francesco nel corso dell’omelia ha ribadito questo concetto ricordandoci che “la santità non è tanto una meta lontana da raggiungere, ma un’identità da custodire. Per essere santi dobbiamo essere quello che siamo. Ovvero figli di Dio”.


Domenica pomeriggio si sono radunati gli “Amici di San Giuseppe”. E una luce è stata portata ai piedi dell’altare. È il cero votivo offerto al nostro amato santo. A colui che è stato il custode della “Luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).

Al termine della coroncina al Custode della Sacra Famiglia, è stato distribuito ai numerosi fedeli il pane. Simbolo di una vita che si spezza. E diventa nutrimento per chi ci sta accanto.


Si cammina insieme, diventando dono e sostegno gli uni per gli altri. Ed ecco che ancora una volta i Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata si aprono alla missione. Portando ovunque la freschezza del loro carisma. A partire dalla parrocchia s. Nicola di Mira in Messignadi (diocesi di Oppido-Palmi), con la calorosa accoglienza del parroco don Francesco De Felice. Per continuare con don Giovanni Giordano a s. Stefano di Nicea, Archi (Reggio), e infine Cannavò (Reggio), parrocchia s. Nicola e s. Maria della Neve, con don Giovanni Gattuso. Sempre in compagnia delle reliquie di s. Carlo Acutis, custodite e venerate nella cappella del nostro convento.



“S. Carlo Acutis oggi dice a tutti noi che la santità è possibile. Perché la santità è la vocazione comune dei fedeli. Questo giovane santo nella sua vita non ha fatto nulla di straordinario, ma ha vissuto la sua vita ordinaria in modo del tutto straordinario. Il segreto della sua santità è il suo programma di vita: essere sempre unito a Gesù!”. Questo ci ha ricordato p. Francesco, invitandoci a porre al centro della nostra vita il Pane di vita eterna: l’Eucarestia. Proprio come ha fatto questo giovane santo, che amava ripetere: “L’Eucarestia è la mia autostrada per il cielo”.



Carlo oggi ha tanto da dire anche al cuore dei giovani: “Tutti nasciamo originali ma moriamo come fotocopie”. Ecco il suo messaggio. Rivoluzionario e liberante per un mondo che cerca di omologare e di cancellare la bellezza della nostra unicità.



“Stupende imperfezioni”. Ecco quello che siamo agli occhi di Dio! Ed è questo il tema che abbiamo scelto per il secondo raduno dei Giovani alla Cittadella. Un titolo ossimorico, volutamente provocatorio. Per andare controcorrente rispetto a una società che impone inarrivabili modelli di perfezione – meramente estetica – senza lasciare posto alla fragilità. Portando così molti giovani alla depressione o all’autolesionismo.



Dopo la festosa accoglienza tra musica, merenda e foto nei coloratissimi “Photo Booth”, un video sull’accettazione di sé. E la riflessione-provocazione di p. Gaetano: “Ti vuoi bene? Ti accetti così come sei, a partire dal tuo corpo?”. I ragazzi hanno provato a rispondere nella condivisione in piccoli gruppi, aiutati da alcuni Fratelli e Sorelle.



Poi di nuovo tutti insieme per i giochi: occasione per mettere in moto corpo e mente e imparare a conoscersi, collaborare, divertirsi. Dopo la condivisione generale, non poteva mancare la pizza! E per concludere, in cappella per un momento di preghiera. Davanti al nostro amico Carlo. Per conoscerlo più da vicino e chiedergli di farsi nostro compagno di viaggio tra gli alti e bassi della vita.



Siamo preziosi agli occhi di Dio. Così come siamo. Con i nostri pregi. Ma anche con i nostri limiti e povertà. Quel che conta è aprire il nostro cuore alla grazia di Dio e lasciarsi trasformare dal suo Amore. “Quando si scrive la vita dei santi, non bisogna parlare troppo delle cose straordinarie che fanno. Sarebbe assai più utile rilevare quali erano i loro difetti e come si sono corretti”. Questo il messaggio di un’altra santa giovane: Bernadette Soubirous.

Una ragazza a cui la Beata Vergine Maria è apparsa nel 1858 per diciotto volte. E alla Cittadella l’11 febbraio è stata grande festa. “La Vergine Maria sceglie proprio la più povera di Lourdes perché vuole rivelare lo stile di Dio. È quasi una carezza che il Cielo fa, attraverso le parole di Maria, all'umiliazione, alla povertà estrema in cui aveva sempre vissuto la piccola Bernadette”. Queste le parole di p. Antonio Maria Carfì durante la Messa conventuale del mattino. E ha proseguito: “Il valore di ognuno di noi non è dato tanto da quello che facciamo o diciamo. Ma la nostra identità, la nostra importanza è data dall'evento della Passione. Tu vali il Sangue del Figlio di Dio! E quando Maria ci guarda, ci guarda come creature fragili, peccatrici, bisognose di salvezza, ma creature già redente, bagnate, immerse attraverso il Battesimo nella vita del Figlio”.




Nel pomeriggio la celebrazione eucaristica animata dal coro “Chorus Christi” di Reggio Calabria. I numerosi fedeli hanno vissuto il rito di aspersione con l’acqua proveniente direttamente dalla Grotta di Massabielle. Nell’omelia p. Francesco ha richiamato l’attenzione sulla ricchissima simbologia bilica e teologica di Lourdes. Soffermandosi su quattro segni in particolare: la roccia, le rose, l’acqua e la luce. E proprio con la luce abbiamo coronato la serata: la tradizionale processione “aux flambeaux” fino alla nostra Grotta. Per affidare ogni intenzione di preghiera alla Vergine Immacolata.



Il messaggio di Lourdes è un forte richiamo alla conversione, alla preghiera, al valore della penitenza e alla carità. Molti malati e sofferenti accorrono a Lourdes per cercare non solo la guarigione del corpo, ma anche e soprattutto quella del cuore. Per avere il coraggio di ricominciare, nonostante la fatica delle prove. Per ritrovare la gioia di vivere. A Lourdes moltissimi malati trovano la forza di offrire a Dio le proprie sofferenze. E ricevono in cambio una grande pace nel cuore.


E questo è quello che accade non solo a Lourdes, ma a tutti i fedeli che aprono il proprio cuore alla grazia di accogliere Maria come Madre. Proprio come s. Bernadette. Che alla fine della vita arriverà a scrivere nel suo testamento spirituale: “Vergine Maria, non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso. Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più stupida di me, avreste scelto quella!”.

Alla luce di Gesù, amiamo le nostre povertà! Apriamo la grotta del nostro cuore, e lasciamolo visitare dall’amore materno di Maria. E con s. Bernadette preghiamo: “O Maria, concedete a colei che osa dirsi vostra figlia la preziosa virtù dell’umiltà. Fate, o tenera Madre, che vostra figlia vi imiti in tutto e per tutto; in una parola, che io sia una figlia secondo il vostro cuore e quello del vostro caro Figlio. Sotto la vostra protezione metto ogni mia intenzione. Amen!”.


